L’eroico Stazio Trebio
Di Luigi Lariccia

Stazio Trebio discende da due potenti famiglie irpine, gli Stazi (gens Statia) ed i Trebi (gens Trebia) attestate nell' area sannitica centro-meridionale. Il fatto che non fosse infrequente nei connubi illustri mantenere entrambi i gentilizi spiegherebbe come nella versione dall’osco al latino l’onomastica Statius Trebius o Trebius Statius sia stata intesa come prenome e nome. Mentre le altre fonti tacciono (non ne fa menzione neppure l’eclanense Velleio Patercolo), l’unica testimonianza su Trebio si legge in Livio (23.1) che, dal punto di vista dei vincitori, gli concede l’onore della storia. Nel passo richiamato la sua figura condivide non a caso la prima citazione testuale di Compsa, in uno stretto legame sottolineato dal Compsanus erat Trebius. Il racconto, ordinato nel riferire la dinamica dei fatti, con pochi tocchi essenziali fa emergere nel successivo sintagma nobilis inter suos la nobiltà dei natali e soprattutto la no(ta)bilità ed il carisma di un capo fra i suoi seguaci. Le sue qualità etniche ed egemoniche scandiscono la sequenza narrativa: è uno spirito fiero ed indomito che mal sopporta il dominio di Roma, rappresentato dalla fazione dei Mopsi filo romani; è un decisionista a cui non manca l'intelligenza pragmatica per invogliare Annibale a muovere in Irpinia con la promessa di consegnargli la città; è astuto perché con un' abile propaganda sul vincitore di Canne induce gli avversari a lasciare il campo senza lottare prima del suo arrivo; è il comandante di un gruppo che poteva contare anche su uomini avvezzi all'uso delle armi, secondo la tradizione sannitico-irpina della milizia come mestiere; è un patriota pronto a cogliere una nuova ed importante opportunità per ricostruire un fronte antiromano in difesa dell' indipendenza della sua gente. La breve comparsa nel dramma della seconda guerra punica assegna a Stazio Trebio il ruolo dell'eroe tragico che, pur di fronte ad una forza soverchiante, non rinuncia a scegliere, ad agire ed a lottare per affermare fino in fondo la propria libertà. Ci piace credere che sia morto due anni dopo, durante l'assedio e la capitolazione di Compsa, combattendo insieme ai suoi uomini contro l'esercito di Quinto Fabio Massimo il Temporeggiatore.