San Vito - Fede, devozione, storia, leggende e letteratura

San Vito con i suoi 43 patronati è uno dei Santi più conosciuti ed invocati dal Medioevo all’età barocca, ma il suo culto si è tramandato di generazione in generazione fino ai giorni nostri a diverse latitudini e in Paesi anche molto diversi tra di loro per cultura e per tradizioni.
Le immagini iconografiche, a seconda dei Paesi e delle realtà, lo rappresentano giovinetto che esce da una caldaia piena di pece, oppure vicino ad un gallo oppure accompagnato da un cane ed ancora nell’arena vicino a due mansueti leoni prostrati accanto ai suoi piedi.
Altre volte è raffigurato con la palma del martirio in mano o semplicemente nel gruppo dei 14 Santi ausiliatori.
Per spiegare molte di queste iconografie fiorite intorno alla figura di San Vito, è spesso necessario rifarsi alle varie storie e leggende che caratterizzano il culto del Santo, a cominciare dal racconto contenuto nella Legenda aurea di Jacopo da Varagine.
A questo proposito qualcuno ha detto che “la figura di San Vito è stata costruita più dalla letteratura e dalla devozione che dalla storia”.
In epoca medievale in effetti fiorirono intorno alla vita di questo giovane Martire molte storie e leggende, nate dal desiderio popolare di dare rilievo al martire visto come “continuatore della figura di Cristo sacrificato”.
Eppure sotto l’impero romano le persecuzioni ci furono veramente, nonostante qualcuno abbia cercato di smentirne l’esistenza o ridurne la ferocia e la portata.
Migliaia e migliaia di cristiani morirono a causa della loro fede nei modi più diversi e nei luoghi più disparati.
La più violenta tra tutte le persecuzioni ai cristiani fu quella attuata da Diocleziano, che negli ultimi anni del suo impero scatenò una persecuzione massiccia per difendere e riaffermare la tradizione classica dello stato romano.
In una di queste campagne persecutorie di Diocleziano, attuate intorno al 303/304 d.C. si colloca la vicenda umana di San Vito.
Sono però pochi i documenti considerati autentici in merito ai processi e alle persecuzioni dei martiri cristiani dei primi secoli.
I martiri diventarono però presto eroi della Chiesa trionfante e di ciascuno di loro i fedeli volevano sapere i particolari biografici, la “Confessio fidei” ed i particolari della loro morte.
Nacquero così gli Acta Martyrum, dal II al IV secolo d.C., che erano compilazioni di documenti in cui le notizie erano desunte da testimoni oculari, da qualche documento ufficiale relativo agli interrogatori e alla condanna.
Nei secoli successivi, tra il IV e V secolo d.C., prese il via la “moda” e la necessità di scrivere racconti, redatti con molta fantasia e libertà per possedere del materiale da utilizzare a scopo pedagogico e per la formazione dei cristiani.
Intorno alla figura di San Vito vi fu una vera e propria fioritura di leggende medievali, di testi e di passiones che andarono ad alimentare la fede nel giovane campione del cristianesimo.
Moltissimi sono anche gli inni, le preghiere e le invocazioni composte nel corso dei secoli per celebrare ed invocare la protezione del giovane martire.
Forse il più originale di questi testi è il Canto di Aquilonia, che Dario Ianneci, nel suo libro dedicato a San Vito, definisce “uno straordinario documento della tradizione folclorica orale dell’Italia meridionale”.
Si tratta infatti di un documento originalissimo del tutto indipendente dalla tradizione agiografica medievale, che fino a pochi anni fa veniva cantato in occasione della festa patronale durante la processione nel paese irpino.
Si tratta infatti di un documento originalissimo del tutto indipendente dalla tradizione agiografica medievale, che fino a pochi anni fa veniva cantato in occasione della festa patronale durante la processione nel paese irpino.
Salvato in tempi recenti grazie alla registrazione orale, è stato poi trascritto e pubblicato.
Tra gli altri testi devozionali ed invocativi di rilievo vi sono sicuramente l’inno di San Vito Martire composto nell’800 dal Canonico Milone, il cantico di Paolo Regio del XVI secolo, il responsorio napoletano del XVI secolo, i versi medievali contenuti nel messale di Cracovia, il carme sassone del XIII secolo, l’inno greco-bizantino dell’XI secolo.
Anche in tempi recentissimi con il rinnovato interesse intorno alla figura del giovane Martire, derivato dalla nascita dell’associazione dei “Paesi di San Vito”, sono state composte nuove preghiere, inni ed invocazioni che sono venute ad arricchire la già copiosa letteratura fiorita intorno alla sua storia.
Il culto di San Vito, fra i più popolari in Europa dal Medioevo all’età della Controriforma, è attestato in tutte le zone della Campania appartenenti all’area politica e culturale bizantina.
Ci sono motivi per ritenere che la Lucania storica (regione sud del fiume Sele) e la costa della Campania possa essere il contesto geografico in cui bisogna situare il martire Vito e l’area di origine del suo culto.

A Conza della Campania il culto di San Vito esiste da tempo immemorabile.
In località “Piano San Vito”, era ubicata un’antica Chiesetta rurale dedicata a San Vito (non datata).
Il terremoto del 23 novembre 1980 ha completamente raso al suolo l’edificio anche se, per incuria, parte della copertura era già da tempo crollata.
Alla data del sisma sia la costruzione che gran parte dei terreni circostanti risultavano già espropriati dall’Ente Irrigazione.
Sui fondi di “Piano San Vito”, lo sbarramento del corso del fiume Ofanto ha consentito la realizzazione del “Lago di Conza”, utilizzato come bacino idrico per irrigare i campi della Puglia e divenuto, per le sue caratteristiche, “Sito di Importanza Comunitaria” con la presenza di un’Oasi W.W.F.
La Cappella di S. Vito, come altre realizzate nella Valle dell’Ofanto, era costituita da semplice impianto.
Fino al 1950 circa, un cittadino di Conza, Donato Croce, chiamato “Lu Rumit” (L’Eremita), vivendo di sola carità, abitava nei locali della Chiesetta e di essa ne aveva cura.
La Fiera di San Vito, primitiva e fondamentale iniziativa di scambio tra privati in una realtà essenzialmente agricola, prima dell’avvento dei nuovi metodi di diffusione e commercializzazione e fino agli anni ‘70, è stata fra le manifestazioni fieristiche più importanti ed attese in Alta Irpinia.
A Conza, come per analoghe manifestazioni in Campania, la data calendariale della Festa di San Vito e dell’antico culto agreste è fissata per il 26 luglio, ricorrenza legata ad avvenimenti tramandati dalla tradizione locale e non il 15 giugno, dies natalis e festa ecclesiastica del martire.
Alla vigilia della Fiera di San Vito, nei pressi della cappella, si degustavano (come avviene tutt’ora in altro sito) succulenti prodotti tipici locali.
Il serale banchetto all’aperto, consumato sul sagrato della Chiesetta, dava all’antica celebrazione del Santo il carattere tipico del festino agreste, sopravvivenza di più antiche cerimonie lustrali precristiane.
Il giorno della Festa, in processione, portando a spalla l’antica statua del Santo, ci si recava a “Piano San Vito” per la funzione religiosa e per poter visitare la Fiera allestita nei pressi della Chiesetta.
All’arrivo, i fedeli partecipanti, compivano tre giri rituali intorno alla Cappella.
Durante la celebrazione ha tutt’ora luogo la tradizionale benedizione e distribuzione del pane.
Dal 1981 la Fiera si svolge nell’area dell’insediamento provvisorio, realizzato successivamente al sisma del 1980.
Per lo svolgimento della cerimonia religiosa, durante la tradizionale fiera annuale, viene utilizzato un prefabbricato in attesa della realizzazione di una nuova struttura in muratura dedicata a San Vito.
A Conza della Campania continua, quindi, l’espressione di una fede spontanea, forte e genuina che ha vissuto in passato un difficile rapporto tra le tradizioni pagane del mondo classico e i nuovi aneliti cristiani e che in vario modo, con la ricchezza delle sue manifestazioni, ha caratterizzato la vita e la storia delle grandi città come dei più piccoli paesi o contrade d’Europa.
Non vi sono altri elementi o documentazione certa sul Santo e sul suo culto in Conza, oltre l’esistenza della suindicata statua, della tradizionale Fiera di San Vito e della Chiesetta rurale extra moenia anch’essa suscettibile di eventuale parziale restauro (limitato al ripristino delle mura perimetrali, del portale in pietra attualmente in loco e rimettendo in luce l’antico pavimento in maiolica).
Una statua del Santo, presumibilmente del 1700, attualmente collocata nella nuova Concattedrale di Conza, in località “Piano delle Briglie”, raffigura il “San Vito di Conza”, un tempo collocato nella cappella in Piano San Vito, è ora in attesa di idonea collocazione.
Il simulacro con il cane posto ai suoi piedi (elemento tipico dell’iconografia italiana del Santo), è una copia dissimile dell’altra statua raffigurante San Vito, mezzobusto della seconda metà del XVIII secolo, collocato nella Cattedrale S. Maria Assunta prima del sisma del 23.11.1980.
L’antica statua, nonostante il crollo della Chiesa, è risultata solo lievemente danneggiata e per circa 22 anni è stata conservata nei locali della Soprintendenza, in attesa di un adeguato intervento da parte delle competenti autorità.
Nel luglio 2003 la Pro Loco “COMPSA”, acquisita l’approvazione della Curia Arcivescovile e le autorizzazioni della Soprintendenza, ha promosso la sottoscrizione per l’intervento di restauro.
Con tale iniziativa si è inteso sollecitare ed avviare il rientro nella nostra comunità dei beni culturali e religiosi che sono appartenuti e appartengono a Conza che sono stati trasferiti altrove a causa del terremoto del 23 novembre 1980.
La preziosa azione di protezione e salvaguardia di Mons. Tarcisio Gambalonga, responsabile dell’Ufficio Beni Culturali della Curia Arcivescovile, accompagnata dal deciso intervento di Padre Salvatore Nunnari, ci ha incoraggiato a proseguire l’iniziativa intrapresa.
Il 25 luglio 2003 il mezzobusto di S. Vito (seconda metà del XXVIII sec.) e la statua di S. Emidio (XXVIII sec.) sono state trasferite dal deposito della Soprintendenza BAPPSAD di Calitri alla parrocchia provvisoria di Conza dove sono state esposte per tutta la durata delle festività patronali 2003.
Il 25 agosto 2003, le due state sono state trasferite nel Laboratorio Diocesano di Nusco.
A seguito dell’intervento di natura conservativo della Società “IL RESTAURO” di Margherita Gramaglia e Luigi Prudente, il mezzobusto ligneo restaurato di San Vito ritorna nella sua Conza con la cerimonia di benedizione di S. E. Padre Salvatore Nunnari.

Ricerca a cura di Clemente Farese - Pro Loco “COMPSA” (suscettibile di modifiche ed integrazioni Conza della Campania, 20 agosto 2004)