LA NECROPOLI DI FONNONE

Descrizione

Gli interventi in località Fonnone sono stati effettuati in due aree distinte, l’una a NE, l’altra a SO della Strada Provinciale 44. L’urgenza della prima campagna di scavo fu determinata da due fattori: i lavori di sbancamento per la creazione del locale Mattatoio, che hanno comportato la rimozione, mediante mezzi meccanici, del banco argilloso già tagliato dalla costruzione della citata S.P. per un’altezza di oltre tre metri; l’insistenza di parte della necropoli sull’area interessata dallo spostamento della sede stradale, nell’ambito dei lavori per la costruzione di una diga sul fiume Ofanto.
La necropoli occupava il versante meridionale della balza inferiore della collina: nel corso dei secoli il profilo del pendio è stato profondamente modificato da progressivi accumuli di terreno.
In entrambi i settori indagati le deposizioni si presentavano fortemente sconvolte per cause sia naturali, quali frane e frequenti terremoti, sia dovute all’intervento dell’uomo. Infatti le sepolture più settentrionali della necropoli (tombe 8, 9, 10) rinvenute ad una quota inferiore rispetto a quelle meridionali, mostravano evidenti tracce di saccheggio perpetrato già in antico, con la completa asportazione dei metalli e la distruzione pressoché totale dei corredi ceramici. Un’ulteriore conferma delle manomissioni avvenute già in antico era fornita dalla presenza di materiali ceramici di età arcaica, misti a frammenti di ossa umane, nella cantina di uno stabile, ora distrutto, in località Giardino: il locale era stato ricavato in parte di uno dei cunicoli sottostanti il Castello medievale. Cessata, in un momento non precisabile, l’utilizzazione del passaggio, esso fu chiuso con terreno di riempimento, evidentemente prelevato dall’area della necropoli o di una necropoli coeva.
Frequenti terremoti, com’è noto, hanno colpito l’area irpina. Il più antico documentato dalle fonti risale al 25 ottobre 990: ...Compsanam civitatem prope mediam evertit eiusque episcopus cum aliis multis occidit. Ronsam vero cum universis fere in ea manentibus sommersit. Il sisma distrusse circa metà dell’abitato di Conza e rase al suolo Ronsa, identificabile con il quartiere Ronza, che occupava fino al 1980 le propaggini meridionali del colle su cui sorgeva Conza. L’intensità del sisma è stato valutato al IX-X grado della scala Mercalli. Successivi eventi sismici sono documentati negli anni 1456, 1466, 1694, 1732, nel dicembre 1857 e nel gennaio 1878.

Le sepolture
Benché disposte lungo il fianco collinare, in area quindi molto sensibile agli effetti sismici, le sepolture rinvenute non presentavano tracce di deformazione intervenuta a seguito di terremoti: solo due deposizioni risultavano slittate a causa di eventi franosi. In un caso la tomba era disturbata dalla presenza di acque da infiltrazione; le rimanenti, a parte la n. 4, integra, erano danneggiate dal crollo della copertura.
La sepoltura di forma rettangolare può assumere, a seguito di forte scossa sismica, un assetto triangolare molto schiacciato, talora erroneamente ricondotto a particolari rituali funerari: le tombe della necropoli di Kariotes nell’isola di Leukas e quelle della necropoli ellenistica di Lamia, per le quali sono utilizzati blocchi di delimitazione e lastre di copertura, offrono una testimonianza molto eloquente della compressione subita dai manufatti. Nella zona in cui erano in corso i lavori per la creazione di un nuovo svincolo della Strada Provinciale 44, fu rinvenuta una tomba, il cui scheletro era stato asportato dal bacino ai piedi. Il terreno circostante denunciava la presenza di altre deposizioni, ormai irrecuperabili perché sigillate dal cemento.
Meno grave la situazione alle spalle del mattatoio, dove furono recuperate altre dieci deposizioni, a profondità variabili da un minimo di m. 0,70 ad un massimo di m. 3. Nell’area indagata furono effettuati complessivamente sei saggi, di dimensioni diverse a causa delle particolari condizioni in cui si svolsero sia le campagne, sia gli interventi di urgenza.
Come a Cairano e a Oliveto, anche a Conza le deposizioni risultavano piuttosto rade, mancando la comunità di un sistema di organizzazione dello spazio sepolcrale, che si traduceva in una disposizione e in un orientamento delle tombe generalmente casuale.
Le deposizioni, a fossa grosso modo rettangolare o, in alcuni casi ellittica, erano coperte da ciottoli fluviali, pietrisco, pietre, blocchi, lastre calcaree e frammenti di vasellame e tegole. Tali elementi risultavano variamente combinati in uno o due strati. In alcuni casi la sepoltura era contrassegnata esternamente anche da un sema, mai rinvenuto in situ, costituito da un grande blocco, da una lastra, o da una pietra di grandi dimensioni; il sema fu rinvenuto in alcune tombe all’altezza del bacino del deposto, in altre sul cranio, in altre ancora in prossimità dei piedi. La copertura era collocata sempre direttamente sul deposto: negli altri centri della cultura di Oliveto-Cairano, invece, a volte essa si disponeva su uno strato intermedio di terreno.
Tra le sepolture di Conza, otto presentavano una copertura omogenea, composta da un unico strato, seppure di composizione diversa: lastre calcaree e pietre, lastre e blocchi, soli ciottoli, ciottoli, pietre e pietrisco, frammenti di tegole e di vasellame, infine ciottoli e grosse pietre. Le altre deposizioni avevano invece due strati di copertura: a) frammenti ceramici e di tegole, b) pietrisco; a) blocchi e ciottoli, b) piccoli ciottoli, pietrisco, frammenti ceramici e di tegole. Lo spessore dello strato a) oscillava tra i 18 ed i 20 cm; nel b) raggiungeva sempre almeno i 20 cm.
Le sepolture esplorate nel corso delle citate campagne sono poche per poter cogliere un’evoluzione nell’ambito dei diversi tipi di copertura; allo stato attuale non è ad essi attribuibile alcun significato cronologico sicuro. L’orientamento della copertura coincide con quello della fossa in tutti i casi, ad eccezione della tomba 5: qui la copertura, orientata in senso NS, era perfettamente normale all’andamento della fossa EO.
Il fenomeno è attestato in alcune tombe ritrovate nella località di Oliveto Turni (dove la prima presentava anche una copertura in due strati) e in una tomba di Bisaccia, dove la copertura, seppure non proprio normale rispetto alla fossa, era però orientata diversamente. Il calcare, utilizzato nelle deposizioni anche per delimitare le fosse, è estraneo alla natura del suolo conzano, tanto che, ancora negli anni ‘70, veniva prelevato dalla zona di Nusco: è probabile che in antico esso provenisse da quell’area o dalla più vicina Pescopagano. Del resto l’utilizzo nelle deposizioni di materiale non locale è noto anche ad Oliveto, relativamente a «pietre gialline di consistenza gessosa».

La sequenza stratigrafica riscontrata nella necropoli di Conza è la seguente:
- sottile strato di humus, della potenza media di cm 15-20 ca.;
- terreno argilloso di origine alluvionale, molto friabile, di colore bruno, con scarsa presenza di pietrame; la potenza variava notevolmente, trattandosi di una zona in pendio;
- argilla giallina mista a pietrisco, ciottoli e sabbia; vi è inoltre uno strato in cui sono cavate le deposizioni, di colore giallo, ad alta percentuale di sabbia, con presenza di pietrame;
- terreno vergine, composto da argilla marnosa di colore grigio-azzurro.
L’analisi granulometrica che si poté condurre in loco, grazie alle attrezzature e alla disponibilità della società Ferrocemento, su alcuni campioni prelevati, ha fornito i seguenti dati:
- sabbia sottile: 64%;
- limo grosso: 20%;
- sabbia grossa: 9%;
- limo sottile: 5%;
- ghiaia sottile: 2%12.

Osservazioni sulla necropoli
Le vicende descritte nelle pagine introduttive consentono di formulare soltanto poche osservazioni rispetto all’evidenza restituita dalle undici deposizioni di Conza. Si è notata la coesistenza di fosse di forma diversa - rettangolare ed ellittica - cui però non sembra di poter attribuire alcun particolare significato. L’orientamento delle tombe è piuttosto vario, avvicinandosi al modello di Cairano piuttosto che a quello di Bisaccia, dove si segue costantemente l’asse E-O con il capo a Ovest; circa le deposizioni di Morra, si è potuto riscontrare un orientamento prevalente, ma non esclusivo, a NE o NO. Si può aggiungere che la presenza di un sema, anche grossolano, non costituisce a Conza un fenomeno eccezionale: se a Bisaccia esso è riservato a personaggi realmente eminenti, come la "principessa" ritrovata in una tomba di età romana, in altri centri della stessa facies culturale il suo uso sembra estendersi anche a membri non necessariamente così rilevanti all’interno della comunità; anche in questo caso il confronto più stretto è con Cairano Vignale, dove si poté riscontrare un segnacolo lapideo relativo a tre deposizioni femminili, accompagnate da corredi di livello medio.
Per quanto riguarda considerazioni specifiche sull’evidenza conzana di Fonnone, si richiama l’attenzione sulla posizione dello scheletro in una delle tante tombe, molto simile a quella supino-rattratta.
Le genti di Oliveto-Cairano, come si sa, seppellivano generalmente in posizione supina, con alcune rare eccezioni in alcune tombe di Cairano e di Bisaccia, con rannicchiati.
Sarebbe forse opportuno rimeditare su tutto il problema, magari quando e se si potranno colmare le gravi lacune relative alla prima età del Ferro e ai modi della penetrazione e diffusione dei modelli culturali peculiari della genti transadriatiche che si insediano nella zona, problema cui si è più volte accennato.
Ora, è evidente che la defunta di Fonnone non può essere in relazione con deposizioni tanto più antiche. È forte la suggestione di estendere a questa sepoltura, contrassegnata soltanto da un bottoncino di bronzo, le ipotesi formulate a proposito dei pochissimi, direi eccezionali rannicchiati rinvenuti nella necropoli a fossa di Pithekoussai, della valle del Sarno e di Termoli, interpretati come individui allogeni, probabilmente di condizione schiavile o, comunque, subalterna. C’è da considerare tuttavia che lo scheletro di Conza non è realmente in posizione rannicchiata; che la fossa si restringe, anziché allargarsi, verso le gambe; che il bottone giaceva accanto ai piedi, in una posizione assolutamente inspiegabile; si ricordi infine la "stranezza" della copertura, quasi normale all’andamento della fossa oltre che particolarmente rada.
Tutto questo, lungi dal confortare l’ipotesi di una schiava proveniente dall’area daunia, sepolta secondo il proprio modello culturale mal compreso dalla comunità ospite, induce a sospettare che la sepoltura - che pure sembrava intatta e non sconvolta - fosse stata invece abilmente manomessa e completamente saccheggiata. Un’altra sepoltura della necropoli di Conza offre problemi particolari sia per quanto riguarda il corredo, sia per quanto riguarda il costume. Il corpo infatti era avvolto in una specie di "sudario", quasi certamente di pelle animale -anche se non fu possibile analizzare i campioni prelevati - le cui tracce erano perfettamente visibili sul terreno, dove contornavano lo scheletro, tanto da far assumere alle ossa una intensa colorazione bruna. Nell’ambito della facies di Oliveto-Cairano - almeno a giudicare dai dati editi - è attestata una sola deposizione, anch’essa maschile, in cui, sulla spalla sinistra, si conservavano tracce interpretate come cuoio.
L’uso del sudario in materiale organico è ampiamente documentato in area sannitica, certamente a Campovalano e Loreto Aprutino, nonché ad Alfedena.
A Conza il sudario era fermato sull’emitorace sinistro da un elemento in ferro, probabilmente un affibbiaglio, piuttosto che una irriconoscibile fibula; su quello destro da una fibula di bronzo, che sicuramente si sovrapponeva all’indumento.
Relativamente al corredo, è sorprendente la coesistenza delle due oinochoai in impasto di tipo XIII, la cui forma non supera il VI secolo, con oggetti di corredo tra loro cronologicamente più omogenei, come la fibula di tipo III, l’askòs di tipo XIX ed il boccaletto a vernice nera di tipo XXII, che riportano invece ad un momento avanzato della seconda metà del secolo successivo. Non si può pensare al riutilizzo di una fossa più antica, con recupero di una parte del precedente corredo: tale fenomeno, quando sia attestato, determina una situazione completamente diversa; qui le oinochoai non erano ammucchiate o, comunque, disposte marginalmente, anzi giacevano simmetricamente ai lati del cranio. Le ipotesi al riguardo possono essere brevemente elencate:
-le oinochoai, prodotte nel VI secolo, sono state conservate per alcune generazioni; escludendo un inesistente pregio economico - si tratta di materiale povero, di impasto - si dovrebbe allora pensare ad un motivo diverso, di tipo "ideologico";
-le oinochoai sono state recuperate, magari accidentalmente, in una deposizione del secolo precedente; si è poi scavata una nuova fossa e i pezzi più antichi, o alcuni di essi, sono stati disinvoltamente riutilizzati per arricchire un corredo poco consistente (meno probabile che la fossa precedente sia stata completamente svuotata e ripulita delle ossa etc, per deporvi il nostro defunto);
-le oinochoai sono state realizzate non nel VI secolo, ma contemporaneamente alla deposizione in esame, nella quale assumono un particolare valore, attestato peraltro dalla disposizione ai lati del cranio; anche in questo caso si invocherebbe una motivazione di ordine "ideologico". Per la presenza del sudario, il particolarissimo tipo di fibula, confrontabile solo ad Aufidena e, se non si ritiene "accidentale", per la forma delle due oinochoai, si ritiene che la sepoltura sia pertinente ad un sannita. Tuttavia la considerazione che troppo si ignora della fase del V sec. a Conza e nei centri di Oliveto-Cairano induce ad una grande cautela nell’interpretazione di questa tomba: si tratterebbe dell’unica deposizione di tipo sannitico nota nell’ambito di questa cultura e l’esiguità dei dati rispetto all’assetto originario della necropoli, che si presume di ben altra consistenza, nonché l’impossibilità di confronti adeguati rispetto ai centri di Cairano e Bisaccia non consentono di spingersi oltre.
Anche a Conza, infine, si può apprezzare il ricorso ad alcune "raffinatezze" nella preparazione del vestito funebre: lo schema dei tre oggetti di ornamento, di cui due identici ed il terzo distinto solo da un particolare decorativo, già evidenziato a Bisaccia, si ritrova nei bracciali di una tomba di Fonnone.