L'età delle invasioni barbariche

A seguito della caduta dell’Impero Romano per mano delle orde barbariche nel 476 d.C., fu governata per breve tempo da Odoacre, capo delle barbare soldatesche degli Eruli, (476-493) e successivamente dagli Ostrogoti (493-533).
Nonostante gli inevitabili ed aspri contrasti tra società romana e germanica, furono lasciate quasi intatte le antiche forme di governo e rispettate le leggi, i costumi e la religione dei vinti.
Conza, occupata verso il 524 dagli Ostrogoti, conservò la sua potenza, e si può dire che proprio sotto le sue mura finirono definitivamente sia la guerra, sia il regno degli Ostrogoti in Italia. Infatti, i superstiti dell’esercito dell’ultimo e valorosissimo Re Teia, battuto ai piedi del Vesuvio da Narsete, comandati da un astutissimo Unno di nome Ragnari, in numero di 7000, si radunarono a Conza, fortezza ben sicura e munita che per la sua posizione rendeva difficile da ogni parte l’accesso al nemico, decisi di non arrendersi. Narsete, non potendo prenderla d’assalto, la cinse d’assedio. Ragnari stabilì di venire a patti con Narsete e all’inizio della primavera del 555, seguito da pochi soldati, avanzò verso un luogo intermedio tra la fortezza ed il campo nemico. Alla fine i Goti si arresero a patto di aver salva la vita e Narsete li mandò tutti prigionieri a Costantinopoli.

Nel 568 un altro popolo germanico, i Longobardi, si spinse alla conquista della penisola che ben presto cadde in loro potere. Il dominio longobardo fu diviso in 36 Ducati, amministrati dai Gastaldi che verso la fine dell’VIII secolo presero il titolo di Conti e i loro distretti ebbero le denominazioni di Gastaldato e poi di Contee: Conza ed Avellino ottennero la dignità e l’onore di Contee.
Conza stette in potere dei Greci fino all’anno 591 quando Adaloaldo, principe longobardo, a capo di un esercito, si avviò alla volta di Conza per conquistarla. I Longobardi fortificarono ancora meglio la città per tenere in freno le popolazioni soggiogate all’intorno e per mettere al sicuro i frutti della conquista.
I feudatari governarono la città fino al 1806 quando in essa a comandare era Francesco Maria Mirelli. Il Feudalesimo fu abolito il 2 agosto del 1808 e ai feudatari non restava che la nobiltà ereditaria e i titoli ottenuti.