La Cattedrale di Conza

II problema dell'origine della cattedrale è con­nesso con quello dell'origine stessa della catte­dra episcopale conzana. Non abbiamo notizie di un vescovo precedente al Pelagio del 743 ma nulla esclude che Compsa, come del resto Ae­clanum, abbia avuto un vescovo sin da età romana. È probabile che la Cattedrale sia sempre stata nei pressi del lato corto occidentale del Foro, dove gli scavi hanno evidenziato elementi riferibili a una sua fase bassomedievale. Di certo la Cattedrale fu distrutta dal terremoto del 990 e, sebbene negli anni precedenti il 1081 il ve­scovo di Conza fosse stato insignito della dignità di arcivescovo, nel 1120 essa risultava ancora non ricostruita, al punto che, per reperire fondi, il papa Callisto II provvide ad emanare una Bolla con cui si concedeva la remissione dei peccati a coloro che, confessati, vi fossero sepolti: due anni dopo la Cattedrale fu riconsacrata alla Vergine Assunta.

Le sue vicende seguirono, da allora, quelle dei periodici terremoti. Due dei più catastrofici furono quelli del 1561 e del 1627: “Consa, che è arcivescovato et in altri tempi fu Città grande, appena hora conserva la chiesa metropolitana per la celebratione delle fontioni arciepiscopali, essendo nel resto desolata. Gl’abitanti son pochi [...] La chiesa è assai bella, ove sono le sepolture degli antichi Signori Gesualdi conti di Consa [...] Il territorio è grande e bello a meraviglia, ma per carestia d’huomini e bovi non è coltivato”.
A complicare le cose, intervennero i terremoti che si successero alla fine del secolo, tra il 1688 e il 1694. Quest’ultimo in particolare ebbe effetti disastrosi nei piccoli centri dell’Alta Irpinia; ecco come lo racconta un cronista del tempo: “La diocese di Conzo ha patito notabilmente, potendosi dire, senza esageratione, che quel monsignor arcivescovo Caraccioli sia divenuto pastore senza ovile, per esser rimaste la maggior parte delle sue terre a lui sottoposte distrutte da questa disgratia [...] Conza può dirsi che più non vi è, e la sua chiesa maggiore di S. Giberto non si conosce ove era”.
Nella cattedrale il terremoto del 1694 lasciò in piedi solo il coro, l’altare maggiore con il sepolcro di S. Erberto, arcivescovo e protettore della città, e alcune cappelle. La Cattedrale fu in seguito ricostruita a spese dell’arcivescovo Gaetano Caracciolo (1682-1709).
Fu più volte restaurata e arricchita di nuovi elementi; fu dotata (o ridotata) di un campanile intorno alla fine del '600; poi ricostruita - nelle forme in parte ancora oggi superstiti - nel 1736 dopo l'ennesimo crollo seguente al sisma del 29 novembre 1732. La rapida ricostruzione fu merito dell'arcivescovo Giuseppe Nicolai, lo stesso cui si deve la bella fontana monumentale nel giardino dell'Arci­diocesi a S. Andrea di Conza e che è esplicita­mente citato nell'iscrizione sul portale lapideo d'ingresso.
I lavori di completamento ed abbellimento dell'antica Cattedrale si protrassero tuttavia a lungo: la consacrazione fu realizzata nel 1751, la sacrestia nel 1759, il campanile nel 1777. Nuovi lavori interessarono il tempio nel 1818 e nel 1850, quando furono collocati al suo interno il pulpito, l'organo nuovo, decorato il soffitto della navata centrale e realizzati il pavimento e gli altari di marmo. La Cattedrale si componeva di una navata centrale e due laterali che si chiudevano con l’abside semicircolare. La navata centrale era scandita ai lati da una serie di arcate a tutto sesto impostate su grossi pilastri quadrati.
Nell'abside in fondo a quest'ultima, un coro ligneo si sviluppava dietro il sarcofago in pietra contenente le spoglie di S. Erberto, at­tualmente conservato nella Concattedrale recentemente consacrata, come altri reperti provenienti dall'antica sede eccle­siastica.
La cripta era composta da un atrio e da un ambiente più vasto, in cui, tra due colonne di granito rosso d'Egitto era l'altare inferiore.
I crolli del novembre 1980 hanno riportato alla luce strutture del XII sec., un livello precedente di pavimentazione e il sistema delle “terresante” sotto la navata centrale.
Ulteriori scavi condotti nella Cattedrale hanno restituito due piccoli affreschi riconducibili al XIII secolo. È stato rinvenuto anche un bassorilievo rappresentante un “felino” probabilmente posto su di una tomba gentilizia.
Nel 1921 l’arcidiocesi fu unita alla diocesi di S. Angelo dei Lombardi, il cui ordinario, dal 1986, ha assunto direttamente il titolo di arcivescovo, conservando quello di vescovo di Conza.