L'Arcidiocesi di Conza

Il primo documento che ci parla di un vescovo di Conza risale all'anno 743 e ci riferisce di un certo Pelagio che partecipò al Concilio Romano di quell'anno. Negli anni tra il 1051 e il 1081, la Chiesa conzana, fu insignita della dignità Arcivescovile ed elevata a sede Metropolitana.
L'Arcidiocesi di Conza costituiva la XV provincia ecclesiastica in tutta l'Italia. Aveva come sue suffraganee le diocesi di S. Angelo dei Lombardi, Bisaccia, Lacedonia, Monteverde, Muro Lucano, Satriano. Nel 1818 all'Arcivescovo di Conza fu inoltre data in amministrazione perpetua la sede Vescovile di Campagna. Tra i tanti presuli che la guidarono rifulge Sant'Erberto (1169 1181), le cui spoglie sono tutt'oggi conservate in un prezioso sarcofago lapideo custodito in loco. Purtroppo la storia di questa diocesi, come pure delle altre chiese Altirpine, fu funestata, spesso in maniera drammatica, nel corso dei secoli, da vari terremoti, l'ultimo dei quali, il 23 novembre 1980, ha irreparabilmente distrutto l'antica cittadina e la secolare chiesa cattedrale ridotta attualmente a poche vestigia.
Oggi la nuova Conza, sorge nella piana sottostante l'antico centro e qui si sta costruendo la nuova chiesa concattedrale che accoglierà, come prezioso scrigno, reperti e memorie di un glorioso passato. Dalla metà del XVI secolo gli Arcivescovi conzani risedettero alternativamente nei centri di S. Andrea di Conza e Santomenna, feudi della mensa arcivescovile, di cui erano insigniti del titolo di Baroni Ancora oggi, a S. Andrea di Conza sorge imponente il complesso del seminario metropolitano e dell'annessa pro-cattedrale di S. Michele, mentre il turrito Episcopio è stato ridotto a sede municipale non così a Santomenna, dove il sisma del 1980 ha definitivamente cancellato il palazzo vescovile, il seminario e la pro-cattedrale di San Gaetano. Con la Costituzione Apostolica “Ad Christifidelium bonum” del 30 settembre 1921 furono unite all'Arcidiocesi di Conza “aeque principaliter” le diocesi di S. Angelo dei Lombardi e Bisaccia.
Questo atto determinò lo smembramento del territorio dell'Arcidiocesi conzana che conservò, dei 24 paesi di cui era costituita, solo 11 centri (Conza, S. Andrea di Conza, Andretta, Cairano, Calitri, Calabritto, Caposele, Quaglietta, Senerchia, Teora, Pescopagano), men-_ tre tutti gli altri (Castelnuovo di Conza, Santomenna, Laviano, Valva, Colliano, Oliveto Citra, Contursi, S. Gregorio Magno, Auletta, Buccino, Palomonte, Salvitelle, Vietri di Potenza) passarono sotto la giurisdizione della piccola diocesi di Campagna [contava allora, infatti oltre a Campagna, solo quattro comuni: S. Angelo Le Fratte, Salvia (oggi Savoia di Lucania), Pietrafesa (oggi Satriano di Lucania), Caggiano], la quale riacquistò così la sua autonomia.